04-10-2016

Monica’s Kitchen: la cucina di una casa senza glutine

A seguito del nostro speciale sulla ristorazione gluten free, ci ha contattato Monica Cazzaniga, autrice del blog Monica’s Kitchen: la cucina di una casa senza glutine che ha condiviso con noi la sua riflessione sulla ristorazione gluten-free. Eccola!

“Mi presento! Sono Monica e per motivi di salute ho dovuto eliminare il glutine dalla mia dieta 5 anni fa. Questo cambiamento mi ha portato, un paio di anni fa, ad aprire un blog “Monica’s Kitchen: la cucina di una casa senza glutine”, dove ho deciso di raccogliere ricette, articoli, informazioni e recensioni di locali che offrono un servizio gluten-free.

Ho intrapreso questa strada perché, in primis, amo cucinare e mangiare e, in secondo luogo, per poter dare un aiuto a coloro che si trovano costretti a passare da un giorno all’altro da un’alimentazione “glutinosa” ad una “sglutinata”.

Nel mio percorso di vita senza glutine ho potuto notare un’attenzione sempre maggiore verso questa problematica. Il numero di celiaci è aumentato, come anche quello di intolleranti al glutine e persone affette da sensibilità verso questa proteina presente in alcuni cereali. Il mercato del gluten-free si è ampliato grazie alla nascita di nuove aziende che hanno deciso di investire in questo settore, ma anche marchi già famosi e conosciuti a livello internazionale, hanno scelto di introdurre, accanto alla loro linea tradizionale, prodotti senza glutine.

Allo stesso modo anche la ristorazione ha iniziato a dedicare maggior attenzione alla problematica rendendo sempre più semplice trovare strutture in grado di fornire menù senza glutine alla loro clientela.

Se per i prodotti confezionati il problema non si pone, in quanto la dicitura senza glutine, la presenza del marchio spiga barrata o l’inserimento dell’alimento nel prontuario AIC ne garantiscono la totale sicurezza, per quanto riguarda la ristorazione il livello di attenzione deve essere innalzato. Infatti il punto critico non sta tanto nella somministrazione di alimenti privi di glutine, per questo aspetto basta documentarsi in merito agli alimenti consentiti e a quelli vietati, ma nella cura delle norme igieniche a garanzia della totale assenza di contaminazione negli alimenti offerti. Un problema grosso sta proprio nella contaminazione, infatti basta un cucchiaio sporco, un piano di lavoro poco pulito o la presenza di residui di farine contenenti glutine per contaminare un piatto gluten free e provocare problemi al soggetto che lo assume.

Esistono due tipologie di strutture che offrono il servizio senza glutine, ci sono quelle rientranti nel circuito AIC, che si presuppone abbiano una conoscenza approfondita del problema, e quelle che non rientrano in questa categoria. Io solitamente opto per le prima, mi trasmettono una sicurezza maggiore, ma talvolta non disdegno nemmeno di locali esterni al circuito, l’importante è che siano al corrente del problema. Spesso purtroppo alcuni ristoratori sottovalutano questa cosa che potrebbe invece creare grossi disagi a soggetti che soffrono di disturbi legati all’assunzione del glutine, pertanto prima di somministrare menù gluten-free è bene che i locali si documentino in materia.

In ogni caso, da celiaca, mi sento soddisfatta nel vedere questo crescente interesse sia da parte dei produttori che da parte del settore ristorativo. L’aumento del numero di persone affette da queste problematiche sicuramente ha incrementato l’interesse verso il soddisfacimento dei bisogni anche di costoro e spero che in un futuro, magari non troppo lontano, l’attenzione si focalizzi anche su altre intolleranze, come ad esempio quella al lattosio che colpisce moltissime persone.

Molte persone pensano che questa attenzione sia legata esclusivamente all’aspetto economico e non al soddisfacimento dei problemi di coloro che devono rinunciare al glutine. Francamente a me non interessa, del resto è una normale legge economica di domanda e offerta: più le richieste aumentano e più aziende cercano di far fronte alla domanda, che lo facciano per soldi o meno a noi cosa cambia? Abbiamo un maggior range di scelta, sta poi a noi scegliere chi si interessa del problema in modo superficiale presentando prodotti di dubbia qualità e chi invece è realmente interessato a prestare un buon servizio con standard qualitativi elevati.

Trovo inoltre utile che siti come “The Fork” inseriscano nei filtri di ricerca la voce “senza glutine”, lo stesso dovrebbe essere fatto su ogni sito di questa tipologia perché, nella maggior parte dei casi, mangiare senza glutine non è una moda o una scelta, come può essere per vegani e vegetariani, ma un esigenza di vita. Poter quindi usufruire di altri motori di ricerca, oltre a quelli forniti da applicazioni dedicate come AIC e “Mangiare senza glutine” è senz’altro un passo avanti.