18-03-2020

Capperi! Che pizza si mangia a Milano!

Articolo di Luca Sessa – Da quando la pizza napoletana ha iniziato a varcare con decisione i confini del capoluogo campano, la città di Milano è subito divenuta il luogo ideale per creare una nuova rete di pizzerie che propongo cornicioni soffici ed alveolati.

I motivi? Di varia natura, dall’importanza strategica della città alla sua collocazione geografica, dalla presenza di molti meridionali residenti in zona in cerca dei sapori del ricordo all’intrigante sfida economica grazie alle interessanti opportunità di business che da sempre contraddistinguono il capoluogo meneghino.

Lo stile - Capperi...che pizza!!!, Milano

Tra i vari, nuovi, indirizzi occorre segnalare “Capperi … che pizza!”, locale ideato dai fratelli Anita e Giuseppe Acciaio, da generazioni selezionatori di eccellenze del territorio: Sedie colorate, ceramiche di Vietri e un tavolo in legno al cui centro svetta un albero di ulivo, segno di mediterraneità e attaccamento alla natura caratterizzano questa pizzeria “gourmet”.

L’utilizzo di questo termine sempre più in voga in ambito enogastronomico è giustificato da due elementi, la scelta degli ingredienti Dop, Igp o selezionati da Slow Food da una parte, e le metodologie di produzioni degli impasti dall’altra, con il ricorso a farine integrali, semi integrali e lievitazioni molto lunghe. Le pizze, messe a punto da Luigi Acciaio, presidente della scuola di formazione per pizzaioli gourmet Pizza Napoletana Gourmet, vengono cotte nel forno elettrico professionale progettato dal patron Giuseppe Acciaio, che lo preferisce a quello classico a legna in quanto offre dei vantaggi nella regolazione delle temperature, nel rispetto dell’igiene e nel controllo dei fumi.

La pizza è quindi quella napoletana, dal cornicione soffice e alveolato proposte in molte varianti, dalle immancabili classiche alle più creative, tutte farcite con materie prime selezionate. Non mancano in carta i fritti (arancini, crocché di patate, pasta fritta ripiena, mozzarella in carrozza) e i dolci campani, come la Pastiera, la sfogliatella ed il babà.

A proposito di Luca Sessa

Napoletano di nascita, romano d’adozione. Fino a poco tempo fa statistico di giorno, blogger e chef di notte, ora si dedica solo al food. Giornalista pubblicista, fondatore di Radio Food, gestisce il blog www.lucasessa.com, una vetrina dei suoi esperimenti quotidiani, un luogo nel quale scrivere, raccontare, confrontarsi.