27-10-2020

Cosa ne pensano i Top Chef del nuovo DPCM

Il nuovo DPCM del 25 ottobre ha introdotto ulteriori misure restrittive per ristoranti, bar, pasticcerie e gelaterie, chiusura alle 18.00 e coperti ridotti. Nel settore c’è – ovviamente – molto fermento. Ma cosa ne pensano i Top Chef?

Dal 26 ottobre i ristoranti si sono trovati a dover rispettare ulteriori misure di sicurezza sancite dall’ultimo decreto legge firmato dal Presidente del Consiglio nella notte fra il 24 e il 25 ottobre. Oltre ad anticipare la chiusura alle 18.00, eliminando dunque la cena, si è deciso di diminuire il numero di coperti massimi per tavolo a 4 salvo si tratti di conviventi. Il numero di coperti può aumentare solo in caso di nuclei familiari più numerosi.

Molti si sono espressi a sostegno del settore della ristorazione, che come altri comparti del terziario ha affrontato e sta affrontando tuttora un periodo di forte crisi dovuta all’emergenza sanitaria. Molti i Top Chef che hanno commentato con amarezza e frustrazione l’ultimo decreto, come racconta Il Corriere della Sera.

Niko Romito, Chef Tristellato, usa parole di grande sconforto durante l’ultimo servizio serale, domenica scorsa: “La ristorazione italiana con questa decisione subirà un colpo letale. Per molti di noi quella di ieri è stata l’ultima cena”. Sconforto condiviso anche da Davide Oldani, Chef dello stellato D’O, che si dice pronto a seguire le nuove regole ma che definisce il decreto “un colpo pesante per noi ristoratori”. Antonino Cannavacciuolo, Chef e Patron di Villa Crespi e Cannavacciuolo Bistrot, esprime invece frustrazione e anche rammarico nei confronti dei provvedimenti adottati: “Non dovevamo arrivare a questo punto. Per l’impegno che ci abbiamo messo non ce lo meritiamo”. Anche la Presidente di Ambasciatori del Gusto, la Chef Cristina Bowerman, ha voluto rilasciare una dichiarazione, dichiarando di avere il massimo rispetto per le norme che tutelano la salute pubblica ma contesta “l’incapacità del nostro governo di prevedere una seconda ondata”.

Infine, uno Chef fra tutti ha scritto una vera e propria lettera aperta al Corriere della Sera, illustrando le sue 5 idee per salvare i ristoranti italiani. Stiamo parlando di Massimo Bottura, Chef e Patron del ristorante numero uno al mondo L’Osteria Francescana di Modena.

Bottura paragona i ristoranti a delle botteghe rinascimentali: “facciamo cultura, siamo ambasciatori dell’agricoltura, siamo il motore del turismo gastronomico, facciamo formazione, ed ora abbiamo dato inizio ad una rivoluzione culinaria “umanistica” che coinvolge il sociale.” Recrimina poi allo Stato di far mancare due elementi fondamentali al settore, speranza e fiducia: “La speranza è quella che ci mantiene in una condizione attiva e propositiva. La fiducia è credere nelle potenzialità personali e degli altri.” Infine, chiede alle istituzioni delle azioni concrete, ovvero i 5 punti che a suo avviso salverebbero la ristorazione italiana:
“1) Della chiusura serale almeno alle 23.
2) Di liquidità in parametro ai fatturati.
3) Della cassa integrazione almeno fino alla stabilizzazione del turismo europeo.
4) Della decontribuzione 2021 visto che per il 2020 abbiamo già adempiuto in pieno.
5) Dell’abbassamento dell’aliquota Iva al 4% per il prossimo anno.”