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20-11-2018

Guida Michelin 2019, promossi e bocciati delle stelle gastronomiche

Puntuale come ogni anno torna l’appuntamento con la Guida Michelin 2019, uno dei punti di riferimento più grandi dal punto di vista delle reference gastronomiche. Le stelle assegnate dalla guida francese, infatti, sono temute e seguite con grande interesse anche perché possono fare la fortuna (o la sciagura) di chef e ristoranti di grande pregio. A metà novembre a Parma sono stati annunciati i risultati, con qualche sorpresa per quanto riguarda l’Italia.

Grande soddisfazione innanzitutto per Mauro Uliassi del ristorante Uliassi di Senigallia: lui è il nuovo chef italiano a ottenere le tre stelle (l’anno scorso era toccato all’altoatesino Norbert Niederkofler), dopo che per molti anni secondo alcuni osservatori la sua maestria era stata fin troppo sottovalutata. Ha dovuto aspettare i sessant’anni lo chef marchigiano, apprezzato però ormai da decenni. Il conto delle Tre Stelle italiane sale quindi ora a dieci (Piazza Duomo, Da Vittorio, Le Calandre, Enoteca Pinchiorri, St. Hubertus, Dal Pescatore, Reale, La Pergola).

Conferma eccellente anche per Enrico Bartolini, che si conferma lo chef italiano più stellato con 6 riconoscimenti distribuiti su 5 ristoranti. Successo anche per Antonino Cannavacciuolo, che spunta una stella sia per il Bistrot di Torino che per quello di Novara, aggiungendole alle due già ottenute per il suo Villa Crespi a Orta. Tra i nuovi ingressi si segnalano invece il Bros di Lecce, guidato da Floriano Pellegrino e Isabella Potì, ma anche il Degusto Cucina, insegna del giovane Matteo Grandi, vincitore della prima edizione di Hell’s Kitchen.

A proposito di Hell’s Kitchen, il suo conduttore Carlo Cracco ha portato a casa quest’anno una nuova delusione: dopo che l’anno scorso il suo ristorante aveva perso una delle due stelle, nel 2019 sperava di riconquistarla ma invece è rimasto a bocca asciutta, con grande stupore degli addetti ai lavori. Fra gli altri sanzionati anche per il Principe Cerami di Taormina, che perde una delle sue due stelle, e poi anche per l’Antonello Colonna di Roma e l’Armani di Milano (che ha da poco cambiato chef), che perdono la loro unica stella.