16-11-2018

L’Osteria di Birra del Borgo, il valore dell’accoglienza

Articolo di Luca Sessa – In un momento storico nel quale il mondo del food è sempre in continua evoluzione per quel che concerne trend e mode, con il conseguente adeguamento da parte della ristorazione che cerca di recepire i desideri dei clienti, prosegue inesorabile il ritorno alla tradizione ed il numero di trattorie ed osterie cresce costantemente. Una delle insegne recenti di maggior interesse è sicuramente quella di Osteria di Birra del Borgo.

Nato dalla sinergia tra Leonardo di Vincenzo, fondatore del marchio Birra del Borgo ed i ragazzi del Jerry Thomas, il più famoso speakeasy della capitale, il locale sin dall’apertura ha puntato sul buon cibo ma soprattutto sul valore dell’accoglienza, valore fondamentale per chi vuole riportare in auge la vera atmosfera delle osterie di un tempo. Uno spazio ampio, bello, elegante, arredato con gusto: dai bei divani in pelle agli elementi che ricordano gli ambienti metropolitani, dal piccolo laboratorio per la produzione di birra al doppio bancone, uno per la birra l’altro per i cocktail, per soddisfare ogni tipo di richiesta.

Accoglienza quindi, ma naturalmente il cibo resta un elemento fondamentale del progetto: dopo una prima fase, caratterizzata dalla presenza in carta dei piatti di Gabriele Bonci, è ora Luca Pezzetta a portare avanti una filosofia culinaria che vede negli impasti di pizze e focacce una carta da giocare per sorprendere i clienti. Gli ottimi lievitati del giovane pizzaiolo sono infatti farciti con materie prime di rilievo, scelte attraverso un grande lavoro di ricerca in tutta la nostra penisola. Il locale, situato in via Silla, in zona Prati, è divenuto in poco tempo uno degli indirizzi preferiti da appassionati ed addetti ai lavori, grazie ad una offerta gastronomica in continua evoluzione.

A proposito di Luca Sessa

42 anni, napoletano di nascita, romano d’adozione. Fino allo scorso anno statistico di giorno, blogger e chef di notte, ora si dedica solo al food. Il blog Per un pugno di capperi come vetrina dei suoi esperimenti quotidiani, un luogo nel quale scrivere, raccontare, confrontarsi.