12-02-2019

Nei ristoranti ora si paga in follower

I food influencer sono una categoria ben definita di persone che lavorano con il web e i social: sono coloro, infatti, che si sono ritagliati un nutrito numero di follower grazie ai contenuti condivisi riguardanti cibo, nutrizione e ristorazione. Ora però quei follower possono aprire nuove strade, anche per chi non si occupa espressamente di food: una nuova tendenza sta emergendo nei ristoranti, infatti, quella di poter “pagare” con i propri follower.

Come ricostruisce un recente articolo di Valentina Conti, il primo ristorante ad aver fatto parlare di sé in questo senso è stato il This Is Not a Sushi Bar di via Lazzaro Papi a Milano: nel locale giapponese, dallo scorso ottobre, è possibile ottenere uno sconto tanto maggiore quanto grande è il numero di seguaci su Instagram, ovviamente dopo aver postato una foto geolocalizzandosi. Pare che ora lo stesso metodo verrà applicato anche negli altri locali della stessa catena, ma anche in altri parti d’Italia si sta diffondendo lo stesso trend.

Conti segnala anche il Kinkhao Thai Street Food, un locale di cucina thailandese a Forlì: dai 500 follower c’è un timbro collezionabile (ogni 9 un piatto gratis), mentre i fortunati con più di 10mila fan avranno quattro portate gratuite. Non potevano mancare gli emuli a Roma, come la braceria Badia Gazometro Garum, dove si applica lo stesso concetto progressivo: dai mille follower un piatto gratis, dai 5mila due, dai 15mila tre e così via, sempre previa foto scattata e diffusa via social. Anche a Galatina, in Puglia, si registra il primo caso con il Pepe Nero: per avere offerti hamburger e patatine bastano mille follower, ma più se ne hanno più aumentano le golosità gratuite.

Sembra un po’ di essere in un episodio di Black Mirror, in particolare quello intitolato Nosedive: lì la protagonista viveva in un mondo in cui le persone erano giudicate da un tasso di popolarità online, il quale determinava anche il tipo di professione, abitazione e frequentazioni a cui si potevano accedere. Lì c’era un amaro risvolto della medaglia, ma finché si tratta di provare ottimi piatti in ristoranti popolari, forse ci si può anche concedere un po’ di food porn in più.