08-06-2018

Ristoranti etnici a Torino, storia e insegne da provare

Articolo di Bruno Boveri

Cinquanta anni fa il massimo di esotismo era qualche ristorante con cucina di altre regioni italiane che non fossero la Toscana, da sempre presente in modo massiccio. E allora ci incuriosiva la trattoria abruzzese piuttosto che quella sarda, gli arrosticini e i malloreddus.

Verso la fine degli anni Settanta aprirono i primi ristoranti cinesi, uno in San Salvario e l’altro dalle parti del municipio. Poi, nel giro di pochi anni, dilagarono e fu uno sfinimento di involtini primavera e riso alla cantonese, vino di prugne e grappa alle rose …. e poco altro. E il livello culinario era a dir poco mediocre, con qualche rara eccezione. Ci si andava perché si mangiava parecchio, spendendo pochissimo, meno che in pizzeria, allora lo scalino più basso di spesa possibile (altro che le pizzerie gourmet di oggi).

Qualche anno dopo partì la moda del sushi, inizialmente, proposta da cuochi cinesi o italiani. Fenomeno di moda, e poco altro. Per fortuna lo scenario è radicalmente cambiato negli ultimi anni, con apertura di ristoranti di cucina straniera di assoluto livello, legati alla vera cultura culinaria tradizionale di ogni singolo paese.

Per restare alla cucina giapponese guardate il menù del  Koi, 24 pagine con tutto l‘universo culinario nipponico presente: oltre ovviamente al sushi e al sashimi, trovate ramen, tataki, nigiri, piatti tutti da scoprire. Stessa eccellenza da Kensho e qui non perdete lo Squid Roll, ve lo racconto perché vale la pena: capasanta in tempura, patata dolce americana fritta, riso al nero di seppia, seppia cotta alla piastra, caviale e olio Evo, uno spettacolo puro. E ancora il Miyabi con le ragazze in sala col kimono tradizionale, fatevi un sake moijto  e andate di tempura… Cambiando emisfero c’è da rimanere entusiasti della vera cucina messicana (e non la Tex-Mex imbastardita dagli yankee) della Cantina El Beso,  qui da prendere assolutamente la Tostadas di Mar, o di quella argentina verace proposta da Pasion, empanadas e asado da paura. C’è finalmente da divertirsi.. a prezzi corretti.

A proposito di Bruno Boveri 

Ho sempre coltivato la passione per il cibo e il vino. Sono stato per più di vent’anni dirigente nazionale di Slow Food. Collaboro alle guide del Gruppo Editoriale L’Espresso, scrivo di gastronomia ed enologia su riviste e siti internet. Sono Presidente della prima web radio europea dedicata al vino: La Voce del Vino/The Wine Voice.