26-06-2018

A Roma l’integrazione passa dal cibo

In questo periodo dall’Italia e dal mondo giungono storie tristi e controverse di persone in fuga dalla guerra e dalla fame eppure rigettate da quei Paesi in cui loro speravano di rifugiarsi.

Al di là delle barriere ideologiche, in ogni caso, molto spesso l‘integrazione passa dai gesti più semplici e basilari, dalle cose che universalmente ci rendono umani: come il cibo ad esempio. A Roma due progetti food aiutano a capire come collaborare a progetti concreti di inclusione nei confronti degli stranieri in difficoltà.

Il ristorante Gustamondo, prenotabile su TheFork, nasce proprio dall’idea di proporre integrazione sociale attraverso la ristorazione. I gestori hanno infatti creato una rete di collaborazione con centri di accoglienza e di onlus al fine di organizzare cene multietniche preparate proprio dalle persone che da quei Paesi provengono. Un modo per mantenerli legati alle loro tradizioni, che così posso far conoscere anche a noi, e anche per dar loro modo di essere parte attiva di progetti di grande valore. Perché Gustamondo è anche servizio di catering e offre, tramite il progetto In cammino, di far lavorare come camerieri per eventi speciali proprio gli stessi migranti. Piatto forte della casa sono i tamales, preparati dalle donne della comunità latinoamericana di Roma, ma il menu si amplia via via che nel locale vengono coinvolte persone di altre origini.

Sulla stessa lunghezza d’onda a Roma c’è il progetto Hummustown: l’iniziativa nasce da persone che risiedono in Italia ma sono di origini siriane e che vogliono aiutare i compatrioti rifugiati nel nostro paese a ottenere l’indipendenza economica tramite un’occupazione dignitosa e retribuita. L’idea è dunque quella di far preparar loro i piatti più caratteristici della cucina siriana (dall’hummus appunto al mutabbal, dai falafel al maneesh zatar), che vengono poi confezionati e consegnati da loro stessi con un servizio delivery per le strade della Capitale. Ora è in corso una raccolta fondi per riuscire ad organizzare una sede vera e propria, con una cucina industriale e un centro d’incontri per lo staff e i lavoratori.

A volte anche un piccolo gesto come quello di essere curiosi delle cucine del mondo può voler dire molto per le persone straniere che si trovano accanto a noi.