03-05-2019

Torino always on the move

Articolo di Bruno Boveri – Torino always on the move era lo slogan lanciato per le Olimpiadi invernali del 2006 e diventato poi un motto della municipalità.

Un doppio salto carpiato, verrebbe da dire, se pensate che i torinesi erano da sempre definiti bogianen, da bogia nen, non ti muovere, stai fermo. Evito analisi e verifiche del cambiamento nel quadro politico e sociale, e mi limito al mondo del cibo e della ristorazione. E qui lo slogan è quanto mai azzeccato e veritiero. A parte qualche irriducibile bogianen come il mitico Cavalier Peter del Delfino Blu o la famiglia Vannelli del Gatto Nero, da decenni costantemente sulla breccia, il resto è un tourbillon senza mai fine: ristoranti che aprono, cuochi che si spostano.

Insomma… c’è da stare sempre con gli occhi spalancati e le orecchie tese per non perdersi nel marasma. Per rendere l’idea vediamo cos’è successo negli ultimi recentissimi tempi.

Stefano Sforza lascia la cucina del Petites Madeleines e apre il suo Opera. I fratelli Costardi abbandonano la cucina di Edit, sostituiti da Matteo Monti (già con Lopriore e Scabin) e dai piatti vegetariani di Chiodi Latini. Paolo Ribotto lascia il Bricks (ne avevo parlato in questa sede il mese scorso) per fare esperienze all’estero e allora Carlo Ricatto ridefinisce il progetto spingendo l’acceleratore sulla qualità, varietà e fantasia delle pizze, introducendo alcune fantastiche realizzazioni “al padellino” e ampliando la proposta di tapas.

Apre il Mercato Centrale a Porta Palazzo (zona in grande fermento) in cui giostrano attori del calibro di Scabin, Marcello del Magorabin, Valerio del Mare Nostrum, l’Infermeria del Cambio, e grandi artigiani come Occelli per i formaggi, Martini per le carni, Marchetti per  i gelati e altro ancora, una grande scommessa. Chiude Verdegusto, e qui scende la lacrimuccia per il miglior ristorante veg in città. Si attendono notizie sul futuro. E ci sarebbe altro ancora da segnalare. Il rischio è che si esageri con questa frenesia. Nessuno pretende che si torni indietro. “E’ la modernità, bellezza…” direbbe Bogart… Allora nessun ritorno auspicato ai bogianen… però magari lo slogan bogia mach ad meno (muoviti solo un po’ meno… per i non piemontesi) ci potrebbe stare!

A proposito di Bruno Boveri 

Ho sempre coltivato la passione per il cibo e il vino. Sono stato per più di vent’anni dirigente nazionale di Slow Food. Collaboro alle guide del Gruppo Editoriale L’Espresso, scrivo di gastronomia ed enologia su riviste e siti internet. Sono Presidente della prima web radio europea dedicata al vino: La Voce del Vino/The Wine Voice.